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E’ una donna che sta correndo


a volte con affanno, a volte con sicurezza,

a volte si trascina con stanchezza,

a volte con tristezza,

a volte viene spinta da un’inerzia improvvisa.



La strada che percorre è piuttosto larga,

non proprio rettilinea,

all’orizzonte, si intravvede sempre

una grande curva che invita ad essere raggiunta.



E il desiderio di questo è spesso lacerante,

non da tregua

e così procede da un lato all’altro della strada

sotto una pioggia battente e così fredda che infastidisce,

cercando riparo vicino alle case, e spesso sotto i portici.



Si ritrova, così, ferma,

in attesa,

per un istante sollevata da quell’affanno inquieto

che le appartiene da sempre,

cerca qualcuno per scambiare due parole,

ma troppe cose son da raccontare e

così chi ascolta,

si sente tediare e si irrita per la vicinanza:

è zuppa fradicia d’acqua piovana.



E così l’avvolge un “manto di silenzio” e

si ritrova a ripartire con una nuova aspettativa

anche se si è rassegnata da tempo

che il silenzio e lo sbando

saranno continuamente la sua unica compagnia.

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